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La piattaforma standard non faceva per me 9 maggio, 2008

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Visti i limiti che impone la piattaforma standard Wp ho deciso di registrare un nome a dominio e trasferire tutto in hosting.

Mi dispiace per quelli che si slogheranno l’indice a suon di click, ma ci si trasferisce ancora da un’altra parte:

http://www.marinfaliero.net

Chiaro che questa è l’ultima…

Le due URL precedenti rimarranno attive ancora per qualche tempo, per permettere al maggior numero di lettori di non perdersi per strada.

Ciao

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Nuovo Governo, considerazioni a caldo 7 maggio, 2008

Posted by marinfaliero in O tempora o more.
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Visco e i redditi on-line: “Non vedo problemi, c’è in tutto il mondo, basta vedere qualsiasi telefim americano” 6 maggio, 2008

Posted by marinfaliero in O tempora o more.
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Vincenzo Visco

Secondo il Garante per la Privacy la diffusione in rete dei dati relativi ai nostri redditi è dunque illegittima.

Lo scrive chiaramente l’Autorità Garante nel provvedimento pubblicato oggi e consultabile (il destino…) su Internet.

Chissà come la prenderà il Ministro Visco, in carica come tutto il Governo Prodi per la gestione dei cosiddetti ‘affari correnti’, che dichiarava tranquillo lo scorso 30 aprile al Corriere della Sera:

VISCO: «FATTO DI DEMOCRAZIA» – Dopo le prime critiche all’iniziativa, è stato lo stesso viceministro all’Economia, Vincenzo Visco, a dichiarare che si tratta di «un fatto di trasparenza, di democrazia». «Non vedo problemi – ha aggiunto – c’è in tutto il mondo, basta vedere qualsiasi telefilm americano. Era già pronto per gennaio, ma per evitare le polemiche in campagna elettorale ho chiesto di pubblicarle più tardi».

Quello che fa veramente sorprendere, peraltro, é che nessuno si sia preoccupato di chiedere al Garante quel parere preventivo che impone la legge, come stigmatizzato nello stesso provvedimento:

L’Autorità ha poi rilevato che non è stato chiesto al Garante il parere preventivo prescritto per legge.

Si può credere che i funzionari del Ministero e dell’Agenzia delle Entrate abbiamo ignorato grossolanamente l’esistenza dell’Authority prima di realizzare un errore di tale portata?

Sono noti nel mondo per la loro idolatria pagana della burocrazia ed il coraggio leonino nel prendere decisioni, certo si fatica ad immaginarli così gagliardi verso iniziative che avrebbero sicuramente sortito polemiche e tonanti reazioni trasversali.

Allora, perchè?

Mi viene da pensare che Visco, pur avendo ‘spontaneamente’ rinunciato a ricandidarsi alle recenti elezioni, abbia voluto togliersi un sassolino dalla scarpa per mettere in cattiva luce i suoi vecchi compagni di avventura, che certo non si sono fatti in quattro per mantenerlo in sella.

Ma io sono cinico e malizioso anche se non noto un gran affollamento di politici che lo difendono o minimizzano quanto è accaduto.

Quanto alle conseguenze della ‘condotta illegittima’, che se accertata dovrebbe prevedere sanzioni penali tra i 6 ed i 24 mesi di reclusione,  non mi pongo problemi, nei telefilm americani, quando uno commette un reato, la paga sempre cara.

7.000 € IN MENO NELLA BUSTA PAGA 4 maggio, 2008

Posted by marinfaliero in Senza categoria.
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Un lettore mi ha offerto lo spunto per un post, chiedendomi un’opinione su questo articolo pubblicato da Repubblica.
Il tema è molto impegnativo, ma cercherò se possibile di non deluderlo.
Dunque, la BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali) evidenzia come nel corso degli anni la quota di ricchezza nazionale redistribuita in salari e stipendi si sia sensibilmente ridotta a favore dei profitti.
Sono stati persi in 20 anni 8 punti percentuali, che rappresentano, nella pratica, 7.000 euro in meno nelle buste paga.
(…) Una cifra enorme, uno scivolamento tettonico. Per capirci, l’8 per cento del Pil di oggi è uguale a 120 miliardi di euro. Se i rapporti di forza fra capitale e lavoro fossero ancora quelli di vent’anni fa, quei soldi sarebbero nelle tasche dei lavoratori, invece che dei capitalisti. Per i 23 milioni di lavoratori italiani, vorrebbero dire 5 mila 200 euro, in più, in media, all’anno, se consideriamo anche gli autonomi (professionisti, commercianti, artigiani) che, in realtà, stanno un po’ di qui, un po’ di là. Se consideriamo solo i 17 milioni di dipendenti, vuol dire 7 mila euro tonde in più, in busta paga.(…)
Per una volta il fenomeno non è tipicamente italiano ma coinvolge tutto il mondo occidentale, sino al Giappone.
Così posta la questione è persino banale, i falchi hanno divorato le colombe.
Ma probabilmente il dato nudo e crudo si dimostrerà fuorviante se scopriremo, come credo, che la ricchezza prodotta dopo oltre vent’anni è enormemente cresciuta (al contrario delle popolazioni), anche se a favore di una economia diversa da quella che storicamente definiremo industriale.
Lo stesso articolo accenna all’impatto dello sviluppo tecnologico nell’economia:
“(…) Il meccanismo in funzione, secondo lo studio, è un altro: il progresso tecnologico accelera il ricambio di macchinari, tecniche, organizzazioni, che scavalca sempre più facilmente i lavoratori e le loro competenze, riducendone la forza contrattuale.(…)”.
Le macchine sostituiscono gli operai, come in “Tempi moderni” di Chaplin, ma gli imprenditori non sono comunque in grado di fare da soli, ne mai (credo), lo saranno.
La ricchezza complessiva è quindi ormai realizzata anche da attori che riducono a semplice margine l’apporto della componente a reddito salariato o stipendiato, oppure che non lo prevedono per niente.
La grande crescita dei profitti, per lo più di natura economico-finanziaria, rappresenta però un tale ordine di grandezza da apparire comunque sintomatico di una contraddizione.
La ricchezza si allontana dai luoghi dove si produce.
Forse, ed in questo senso vale la pena di riflettere, l’apertura della forbice tra Pil, profitti e stipendi, potrebbe trovare un importante temperamento in una diversa partecipazione alla distribuzione della ricchezza prodotta nelle aziende.
Non parlo degli anacronistici premi-produzione, talmente ingessati ai bilanci da diventare inutili, ma dell’intraprendenza utile del lavoratore, che produce benefici ed aumenta la resa economica dell’attività cui partecipa, e che andrebbe premiata e remunerata con adeguatezza.
L’offrire contributi per migliorare la produzione, renderla più qualificata o efficiente o meno onerosa, individuare strumenti di risparmio o sviluppo, rendere più funzionale o confortevole l’ambiente di lavoro, più sicuro, procurano un vantaggio aziendale che spesso si può tradurre in un valore economico da cui l’operatore, se protagonista, non dovrebbe venire escluso.
Ci sarebbe la possibilità di gratificare il merito e di allargare le opportunità di guadagno del lavoratore, non più solo dipendente ma anche maggiormente coinvolto ed in parte addirittura autonomo.
Una retribuzione moderna, insomma, non solamente legata ai computi orari o numerici.
Certo non la soluzione di ogni problema, ma almeno un ‘asset’ retributivo più al passo con i tempi e forse adatto a figure professionali spesso di giovane età e con scolarità e competenze di tutto rispetto.
Per provocazione copio-incollo un testo di legge italiano, superato, ma che recitava così:

* “(…)Sugli utili netti, dopo le assegnazioni di legge alla riserva, e la costituzione di eventuali riserve speciali, che saranno stabilite dagli statuti e regolamenti, è ammessa una remunerazione al capitale investito nell’impresa in una misura massima fissata per i singoli settori produttivi dal Comitato ministeriale per la tutela del risparmio e l’esercizio del credito. (…)” “(…) Gli utili che residueranno dalle assegnazioni di cui all’articolo precedente verranno ripartiti tra i lavoratori: operai, impiegati tecnici amministrativi e dirigenti, in rapporto all’entità delle remunerazioni percepite nel corso dell’anno. Tale ripartizione non potrà comunque eccedere il 30% del complesso delle retribuzioni nette corrisposte ai lavoratori nel corso dell’esercizio.(…)

L’obbligo di redistribuire per legge una parte degli utili, suggestivo, ma ad ogni modo anacronistico.

A proposito, si tratta de:
* DECRETO LEGGE SULLA SOCIALIZZAZIONE DELLE IMPRESE (1944) – Repubblica Sociale Italiana (Fonte: ANPI Roma)

700 MILA SINDACALISTI; SEI VOLTE PIU’ DEI CARABINIERI. L’ALTRA CASTA 30 aprile, 2008

Posted by marinfaliero in Senza categoria.
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Oggi ho voglia di raccontarmi, oltre che di fare polemica, quindi non pensate alla lettura mordi e fuggi, fermatevi due minuti.
Quando vado nelle librerie sono vittima di tre scaffali, in questo preciso ordine gerarchico: politica, informatica, storia.
Lo scaffale della politica è in realtà un diversivo per il commesso, che così non verrà a chiedermi di cosa ho bisogno e mi lascerà gironzolare con calma.
Dopo aver passato in rassegna le novità scivolo quindi sui poderosi manuali sul Cobol ed il linguaggio sthml o html, dei quali non saprò mai realmente cosa fare senza sei mesi ininterrotti di ferie, per poi balzare come un ninja sui libri di storia.
Di solito qui provo un curioso orgasmo accarezzando ogni copertina, dai tomi sulle esecuzioni capitali a Venezia allo Studio sul sistema di reclutamento delle truppe Alpine, di derivazione prussiana.
Sabato non ho trovato nulla di stimolante, ma non volevo uscire a mani vuote.
Così ho comprato il DVD di Sergio Paolini, ‘Il Sergente’, un libro di Carofiglio che mi mancava e ‘L’altra casta’ di Stefano Livadiotti. 49 euro.
Tornato a casa, dopo cena, ho proposto alla mia compagna Paolini ma ho dovuto cedere il passo ad una performance del dottor House, alle prese con una pericolosa intossicazione da merde di piccione.
Allora ho acceso la luce del comodino, ho preso in mano ‘L’altra casta’ e ne ho letto il dorso:
La sola Cgil ha un giro d’affari valutato in un miliardo di euro. I delegati delle tre centrali sindacali sono 700 mila, sei volte più dei Carabinieri.
I loro permessi equivalgono a un milione di giornate lavorative al mese. E costano al sistema-paese un miliardo e 854 milioni di euro all’anno.
Mi è venuto un coccolone.
Alla fine di ottobre avevo scritto un post che si occupava dei sindacati, ma per evidenziare l’assurda posizione simultanea di negoziatori dei diritti dei lavoratori e di paladini dei pensionati.
Mi auto-cito, non voletemene male:
“La spesa sociale necessaria per garantire il maggior benessere della popolazione inattiva, va intuitivamente corrisposta da quella attiva.
E se io li rappresento tutti e due, nell’interesse di chi mi adopero?”
Non conoscevo però i numeri dei delegati sindacali, ma se quelli riportati da Livadiotti, giornalista de ‘L’espresso’ (non de ‘Il secolo d’Italia’), sono veri c’è da riflettere, posto che 1 lavoratore su 30 dei 24 milioni attivi in Italia fa il sindacalista.
Mi mancano una cinquantina di pagine per finire il libro ed ogni 10 mi è montata una incazzatura spettacolare.
Fonti Cgil (pagg. 66-67), ad esempio, quantificano il costo per manifestante tra 25 ed i 30 euro (treno o pullman, cestino per il pranzo) rendendo ogni corteo una emorragia impressionante di soldi che potrebbero essere utilizzati con maggior profitto.
Un milione di persone in giro per Roma significa un investimento di 25-30 milioni di euro per avere 30 secondi di celebrità durante il Tg, una vergogna.
Che finisce il suo viaggio nel water di qualche AutoGrill.
Contratti o tutele dei dipendenti pubblici scandalosi, al Comune di Roma 6000 dei 25000 dipendenti mancano all’appello ogni giorno (pag. 164), ed il sistema informatico con badge d’accesso denuncia assenze medie per oltre 60 giorni l’anno (pag. 165).
Altro capitolo per i CAF, acronimo di Centro di Assistenza Fiscale, che producono introiti per 186 milioni di euro che non vengono tassati.
A questi introiti dovremmo aggiungere come minimo 10 euro richiesti come obolo ad ogni contribuente assistito nella compilazione delle dichiarazioni, e vai con altri milioni di euro esentasse.
Il libro è consigliato a quelli abituati ai travasi di bile, che hanno lo stomaco corazzato o sono interisti, altrimenti può fare male.
Aspetto che qualcuno smentisca Livadiotti o faccia causa all’Espresso, perchè se fosse tutto vero vorrebbe dire che abbiamo trovato un altro cancro del nostro sistema.
Ma temo si tratti di un cancro troppo doloroso da curare, e che i medici abbiano tutto l’interesse a mantenere in vita il paziente.

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MENTANA, DALLA POLITICA AI CESARONI – il declino di un giornalista 29 aprile, 2008

Posted by marinfaliero in Senza categoria.
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Stavo vedendo la fine di Ballarò, e dalla televisione in camera è arrivato il tirità della sigla di Matrix.
Pronto cambio di canale per scoprire che Mentana stava intervistando i giovani protagonisti dei ‘Cesaroni’.
Ma come, le elezioni, il dramma struggente delle sinistra in agonia, il trionfo di Berlusconi, la vittoria di Alemanno, le introsprezioni di Rutelli….
Chicco Chicco, ti sei disimpegnato e sei passato dal giornalismo alla celebrazione delle serie Mediaset?
Il buon Mastrota, con le sue poltrone vibranti, risurge a gloria patria.
O tempora o more! Ti hanno chiuse le tube catodiche?
Non ti troveremo mica questa estate a fare karaoke con Fiorani e Lele Mora?

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VENTO DI DESTRA O SFIDUCIA VERSO QUESTA SINISTRA? 29 aprile, 2008

Posted by marinfaliero in Senza categoria.
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Altro ‘legno’ clamoroso per il binomio Veltroni-Rutelli, che sia tutta colpa dei rigurgiti nostalgici degli italiani e dei romani?

BEI TEMPI – "Il petrolio crolla sceicchi in allarme" – 1998 27 aprile, 2008

Posted by marinfaliero in Senza categoria.
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Ora che Repubblica ha messo tutto il proprio archivio on-line dal 1984 è divertente ‘spulciare tra gli articoli del passato, specie sull’andamento del prezzo del petrolio soprattutto oggi che il greggio vola verso 119 $ al barile.
Ho scelto questo articolo del 17 giugno 1998 dedicato ai patemi d’animo dei produttori di petrolio, angosciati dalle quotazioni del barile inferiori agli 11 $.
Della serie “ride bene chi ride ultimo”!

GRILLO E I VIETCONG 26 aprile, 2008

Posted by marinfaliero in Senza categoria.
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Ieri per me era fondamentalmente San Marco, Santo Patrono di Venezia, e come ogni buon veneziano (benchè de téra, di terra) ho regalato alla mia bella il “bòcolo”, un bocciolo di rosa.
Ma il 25 aprile é anche il giorno dedicato alla festa della Liberazione ed all’attesissimo V-2 Day di Beppe Grillo, spesso sovrapposti e messi in competizione tra loro, anche al fine di alimentare polemiche competizioni tra la sacralità del primo evento e la dissacrazione intrinseca del secondo.
Fingiamo che la scelta della data del V-2 Day sia stata una coincidenza, per tagliare la testa al toro, anche perchè sono ben altri gli aspetti ai quali voglio dedicare attenzione.
Il giorno dopo la manifestazione di Torino i due principali quotidiani nazionali, Corriere e Repubblica, commentano gli eventi da osservatori ciechi ed ottusi, confermando la bontà delle ragioni di Grillo.
Il Corriere della Sera, si limita ad una cronaca asettica della giornata soffermandosi in particolare sui toni più accesi dell’intervento di Grillo, riservati al Presidente della Repubblica Napolitano (definito Morfeo) e si trastulla per qualche riga sulla diversità tra le cifre presentate dagli organizzatori e Questura, riferendo solennemente, invece, dei Vaffa di ritorno ululati dal presidente dell’Ordine dei giornalisti, Lorenzo Del Boca, e dall’esponente della Lega Nord Calderoli.
Repubblica fa addirittura peggio, affiancando alle note di cronaca un rancoroso commento di Francesco Merlo dall’eloquente titolo “Il comico del malumore”.
Secondo Merlo, in buona sostanza, Piazza San Carlo traboccava di fans disorientati e portoghesi, ansiosi di godere gratis della ‘verve’ comica di Grillo tra le maglie della manifestazione.
Tanto Repubblica che il Corriere, però, dimenticano di spiegare il funzionamento dei tre referendum di iniziativa popolare promossi da Grillo, quasi il risultato di ogni sua iniziativa fosse determinata unicamente dalle ‘masaniellate’ o dai colpi di testa del comico genovese.
Niente più contributi pubblici ai giornali, frequenze radiotelevisive libere, abolizione dell’Ordine dei Giornalisti.
Grillo è la parte apparente di quanti chiedono, con mezzi legittimi e costituzionali, di affrancare l’informazione dai propri debiti verso un qualsiasi potere, sia esso disciplinare, amministrativo od economico.
Giornali ingrassati dalle prebende di Stato, televisioni dipendenti da una burocrazia colonizzata, giornalisti legati al potere disciplinare di un Ordine  sono la nemesi dell’imparzialità dell’informazione.
Quale interesse può esservi nel loro operato di contrario alla conservazione (anche ruffiana) dello status quo?
Perchè Corriere e Repubblica non analizzano gli effetti del possibile successo dell’iniziativa, accompagnata da Grillo, ma anche dalle firme di migliaia di cittadini?
Grillo forse non è un genio, ma è sicuramente sottovalutato, perchè ogni sua iniziativa viene ormai personalizzata, senza tenere conto del malessere generale che riassume, che monta inesorabilmente e che in ogni caso gli sopravviverebbe.
Ha dichiarato al sistema una guerra aperta che i suoi avversari dimostrano di non aver compreso, e che pensano di combattere con i sistemi tradizionali dell’attacco personale, della censura fiacca di qualche notabile, della ridicolizzazione di ogni successo del ‘nemico’.
Ad un appassionato di storia questa contrapposizione fa venire in mente la guerra del Vietnam, dove i generali americani, dotati di ogni mezzo conosciuto, hanno affrontato i nord vietnamiti ed i loro tunnel come se fossero divisioni meccanizzate tedesche.
Il terreno su cui Grillo si muove bene è la “foresta” della Rete e delle relazioni che si sono aggregate intorno al suo Vaffanculo! ed i suoi simpatizzanti se ne fregano bellamente dell’articolo di Francesco Merlo.
Un’opinione se la sono già fatta da soli, nel bene e nel male, perchè la differenza sta nel fatto che la formazione del processo decisionale è ora indipendente, e si sviluppa attraverso fonti spontanee quali sono i blog, che di tributi non ne devono versare a nessuno.
Questo li rende più credibili di media ossequiosi verso munifici sponsor, mecenati, correnti politiche, gruppi finanziari.
Chissà se Grillo arriverà alla sua Saigon, certo che ‘far saltare ponti e strade’, come si è visto, non serve a niente.
Per interrompere i tunnel, alias il web, dovrebbero cambiare strategia.

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ALITALIA, 180 PILOTI PER 5 AEREI? 24 aprile, 2008

Posted by marinfaliero in Senza categoria.
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Vi segnalo un agghiacciante
articolo de “Il Sole 24 Ore” sul’Alitalia.
Un piccolo estratto:

(…) Curiosa la vicenda del
settore cargo che Air France avrebbe chiuso perché perde 71 milioni all’anno. Con soli cinque aerei Md11, ci sarebbero stati da 135 a 180 esuberi: come dire 30-40 piloti ogni aereo. Sembrano parecchi visto che l’equipaggio è di due piloti.(…)